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Domenica scorsa è stata per me una buona domenica nelle vesti di tifoso dello sport sloveno. La vittoria della nazionale di basket Under 20 negli Europei di categoria che si sono disputati alle Stožice di Lubiana è stata una boccata di ossigeno per il movimento cestistico sloveno che onestamente reputavo sulla via della dissoluzione secondo la falsariga di tutti i movimenti cestistici europei, a parte qualche sporadica eccezione (Spagna, Germania, Lituania…), e che si è invece rivelato inaspettatamente ancora vivo. La cosa che rincuora ulteriormente è che la vittoria è venuta senza l’apporto di quattro giocatori fondamentali. Per chi non lo sapesse sia Joksimović jr. che un altro forte giocatore dell’Olimpija di nome Morano Mahmutović non fanno parte del gruppo storico della squadra, per cui non c’erano. In più prima dei campionati si è infortunato il giocatore, Smrekar, che l’anno scorso era stato il migliore della squadra che aveva ottenuto il bronzo ai Mondiali di categoria, non solo, ma nel primo quarto della semifinale chiave contro la Francia si è infortunato, e non ha giocato più neanche la finale, il più forte rimasto che avrete visto se avete seguito l’amichevole di Celje contro l’Italia, di nome Urban Kroflič, giocatore che si sta facendo le ossa nel Mega di Belgrado, guardia-ala mancina dall’ottimo tiro e dal gioco veramente completo e molto competente.  E malgrado ciò la squadra ha vinto il torneo senza sconfitte, battendo in semifinale di due punti la favoritissima Francia (nella quale gioca un tale Wembanyama – parente?) e poi dando nella finale un bel ventello addirittura alla Serbia, quella che nei quarti aveva mandato a casa l’Italia con un ventello a sua volta.  

Dicevo che è stata una bella domenica. In contemporanea infatti con la vittoria della nazionale di basket, quella corrispettiva di pallamano conquistava il bronzo negli Europei Under 20, battendo nella finalina addirittura i fortissimi danesi, e sempre in contemporanea la nazionale maggiore di pallavolo terminava con un percorso netto di 4 vittorie in 4 partite la tappa di Belgrado della Lega Mondiale battendo nell’ultima partita per 3 a 0 i padroni di casa della Serbia e qualificandosi con largo agio alle Final Eight della Lega con due sole sconfitte in tutta la competizione (contro Giappone e Italia per la cronaca). Per non parlare ovviamente di Pogi al Tour che proprio domenica si è cimentato nell’inedito ruolo di supergregario.

Tornando al basket mi è stato di gran conforto rendermi conto che in Slovenia esistono ancora bravi istruttori di basket e che tutto sommato non tutto è così male come paventavo. Chiaro che poi il vero problema diventa la fuga dei giocatori verso il buco nero dell’NCAA con tutti i soldi che questa offre e che è ormai un magnete al quale non si può resistere. Col risultato che tutta la gente che ci va perde semplicemente alcuni anni (speriamo che non siano quattro) di possibile sviluppo giocando contro coetanei che non possono offrire neanche lontanamente le possibilità di acquisizione di progresso tecnico e di esperienza che queste promesse potrebbero accumulare giocando, come sempre si deve in qualsiasi campo, contro gente più vecchia, esperta e cattiva il giusto. Per non parlare ovviamente del fatto che il livello tecnico dei giovani giocatori americani e anche dei tecnici e coach delle varie università sta diventando sempre più scarso per ragioni molteplici che coinvolgono principalmente la dissoluzione generale del sistema scolastico americano, ma che potrebbe sviscerare solo qualche vero esperto di cose americane non accecato dai vecchi pregiudizi sulla superiorità americana sempre e comunque, cosa che è già da molti anni completamente svanita se non addirittura rovesciata, e ciò non solo, ahimè, nello sport.

Chiaramente però l’evento planetario di questi ultimi tempi sono stati i Mondiali di calcio in Nord America. Il mio amico Jan Grgič, responsabile della pagina sportiva del Primorski Dnevnik, mi ha affidato il compito di commentare per due volte alla settimana in un’apposita rubrica quanto avveniva in America ponendo l’accento soprattutto sui risvolti, diciamo così, geopolitici dell’evento lasciando stare i commenti tecnici, delegati a veri esperti, ovviamente. Penso di aver fatto un buon lavoro almeno dal punto di vista delle previsioni su quanto sarebbe accaduto. Già nel pezzo d’apertura ho avvertito i lettori che i Mondiali nascevano sotto una stella molto infausta, in quanto vedevano la fusione in un unico super organismo delle due associazioni mondiali più corrotte e profittatrici che esistano, e cioè l’amministrazione Trump negli Stati Uniti con la corte di leccapiedi rapaci e assolutamente incapaci che il sempre più demente presidente USA ha messo nei posti più importanti del governo con l’unico scopo di arraffare il massimo dei soldi possibili a favore di se stesso e dei soliti noti e a scapito degli idioti che l’hanno votato, e dall’altra parte la FIFA che è un po’ il compendio di tutti i possibili casi con tutte le varianti e sotto varianti possibili della corruzione che si possano immaginare, roba da libro da testo per spiegare il fenomeno. Inutile ricordare i traffici della famiglia Havelange o Blatter con il suo mitico procacciatore di soldi Warner di Trinidad, basta e avanza Infantino che li racchiude un po’ tutti, facendolo senza il minimo scrupolo, neanche sforzandosi di apparire credibile. In merito ho anche riportato la frase di un comico tedesco che ha detto: “Ai mondiali ci saranno 104 partite alla fine delle quali vincerà la FIFA per 11 miliardi a zero”. Cosa che si è puntualmente verificata grazie al prezzo astronomico dei biglietti venduti in rete secondo la formula dell’automatico aumento del prezzo in base alla richiesta, per cui è stato calcolato che un abitante di Haiti, per pagarsi il prezzo di un biglietto in curva di una partita qualsiasi, avrebbe dovuto sborsare l’ 82% del suo guadagno annuale. Per non parlare ovviamente dei prezzi astronomici per pernottamenti e spostamenti. In più l’amministrazione Trump, razzista e suprematista bianca se ce n’è una, ha instaurato un vero e proprio blocco per l’entrata sul suo territorio di qualsiasi persona proveniente da paesi a lei antipatici, tanto più se i suoi abitanti hanno qualche tipo di colore diverso dal bianco. Il trattamento riservato al povero arbitro somalo, a tutta la spedizione dell’Iran, costretto a stare in Messico e arrivare negli USA solo per la partita per poi ripartire immediatamente, o anche a singoli giocatori e funzionari di paesi soprattutto arabi, ma anche africani, è stato vergognoso e ripugnante.

Un’altra cosa che ha caratterizzato in modo rivoltante l’intera manifestazione è stata poi ovviamente la totale americanizzazione dell’evento secondo i loro canoni che l’evento sportivo è più o meno il riempitivo fra altri show vari di tutti i tipi possibili, il contenitore perfetto per una sfiancante parata di spot pubblicitari, sparati a raffica in ogni momento possibile. Da ciò anche ovviamente l’introduzione della famigerata pausa a metà tempo per la “rigenerazione idrica”, leggi ovviamente break tecnico dedicato alla pubblicità televisiva, che ha ridotto il calcio a giocare effettivamente quattro quarti tipo basket con evidenti conseguenze anche dal punto di vista strettamente tecnico per la gestione sia dei giocatori che della tattica di gioco. Il tutto in salsa americana con l’inno americano suonato più o meno sempre con tutte le scuse possibili (sapevate che la musica di “Spar Spangled Banner” è quella di una vecchia canzone goliardica inglese?) tipo il 250-esimo anniversario dell’indipendenza, inno che è stato suonato anche prima della finale, cosa del tutto inaudita. La quale finale, con i 25 minuti interi dell’intervallo riempiti da uno show canoro (che io, come, penso, tutti i veri tifosi di sport, non ho ovviamente guardato per non sbarellare), è stata poi l’epitome di questa visione americana dell’evento sportivo come spettacolo in primis che a noi Europei e, penso a tutto il mondo civile che rispetta e ama lo sport vero, è totalmente aliena e odiosa.

Se poi guardiamo all’aspetto puramente tecnico di questi Mondiali è stato peggio che andare di notte, come diciamo a Trieste. L’allargamento a 48 squadre, già incomprensibile quando è stato introdotto, incomprensibile dal punto di vista tecnico, ma più che comprensibile visto come funziona la FIFA, si è rivelato esattamente quello che ci si aspettava, cioè un insopportabile annacquamento di tutta la competizione, grazie anche alla presenza di tantissime, inevitabili per come si è svolta la fase di qualificazione, formazioni di paesi esotici tipo Curacao. E tutto ciò alle spese delle formazioni europee che sono ovviamente di gran lunga le più forti al mondo, come poi si è puntualmente visto una volta arrivati al dunque dell’eliminazione diretta. E, se tutto ciò non bastasse, la più bassa e  vergognosa politica ci è entrata a piede a martello secondo i più puri canoni tecnici propugnati dai maestri argentini con la quasi surreale vicenda della cancellazione della squalifica di Balogun prima della partita degli USA contro il Belgio, voluta da Trump con puntuale accettazione da parte del suo lacchè della FIFA. Surreale anche perché è stata incredibile la faccia tosta di Infantino che ha affermato che lui non c’entrava, perché ha deciso in piena autonomia l’apposita commissione regolamentare della FIFA appellandosi, a suo dire, a una misteriosa clausola mai prima tirata in ballo nel passato. Non parliamo poi del “fil rouge” di tutta la fase a eliminazione diretta, sul quale ho battuto incessantemente nella mia rubrica dagli ottavi di finale in poi, avendo anche qui ampiamente ragione, che era previsto dagli astri che una delle finaliste sarebbe stata sudamericana e, vista l’impresentabilità del Brasile, sarebbe stata l’Argentina, cosa che avrebbe potuto anche permettere a tutti i media del mondo di gonfiare a dismisura l’impatto dell’evento strombazzando a pieno volume la commovente storia di Messi, al suo glorioso canto del cigno di una straordinaria carriera. Anche un po’ giusto, a dire il vero, visto che è pur sempre il giocatore dotato di gran lunga del migliore bagaglio tecnico che ancora giochi a livelli accettabili. Però pur sempre un modo in più di fare soldi per la FIFA.

Per fortuna poi la finale l’ha vinta la Spagna salvando un po’ il calcio mondiale dalla totale vergogna. Pensavo che avrebbero vinto gli argentini, ma ho sottovalutato quello straordinario portasfiga galattico che è Trump quando è presente a un evento sportivo. La sua ultima prodezza la ricorderete tutti, e cioè l’unica partita persa dai Knicks nella serie finale, a casa loro con Trump presente. E, visto che lui è amico e finanziatore di Melei e che odia la Spagna e Sanchez, era solo ovvio che avrebbero vinto gli spagnoli. I fescennini del post partita sono stati la ciliegina sulla torta con dapprima l’inqualificabile comportamento degli argentini, ancora una volta nella loro versione “animals”, e poi con Trump che voleva essere presente in tutte le foto possibili fra i fischi della folla e che neanche Infantino è riuscito a trascinare via in tempo.

Il post vorrei chiuderlo con una cosa che ho scritto nella mia penultima rubrica, uscita il giorno della finale, e che ha anche a che fare con la voluta assenza di Čeferin, mai visto ai Mondiali, neanche per la finale:

“C’è una domanda che mi pongo spesso, ma che vedo pochi altri si pongono: se prendiamo in esame il fatto che nella Federazione mondiale esiste la regola fondamentale che è alla base dell’inevitabile gigantesca corruzione che la infesta, e cioè che ogni paese ha un solo voto (e dunque San Marino vale esattamente quanto l’Italia), e dunque l’Europa perderà sempre qualsiasi tipo di votazione messa in piedi dalla FIFA per appagare vieppiù le sue velleità megalomani che con il vero calcio non c’entrano per nulla, allora perché l’Europa, senza la quale qualsiasi tipo di “Campionato del mondo” è inimmaginabile perché sarebbe ridicolo, non si impunta e non esige che la FIFA finalmente l’ascolti e che prenda in considerazione le cose che lei propone e che sono molto più “calcistiche” delle manipolazioni profittatrici che perpetra la FIFA? E che in caso non venga ascoltata minacci di uscire compattamente dalla FIFA organizzando lei un Mondiale parallelo, al quale, sono convinto, dietro invito parteciperebbero volentieri molte altre nazioni, soprattutto sudamericane? Ovviamente per mettere in piedi un ricatto del genere e portarlo a “buon” fine, l’Europa dovrebbe essere unanime e compatta nelle sue richieste. E qui casca l’asino. E non vale purtroppo solo per lo sport.”