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Contatto cattivo

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Creato Martedì, 15 Marzo 2011 Scritto da Sergio Tavčar

Innanzitutto un grazie di cuore a tutti quelli che sono venuti in numero assolutamente superiore ad ogni rosea previsione a seguire le presentazioni che ho fatto a tamburo battente lo scorso fine settimana. Devo onestamente dire che gli apprezzamenti di stima e di affetto che mi sono stati rivolti mi sono stati particolarmente graditi (perchè fare gli ipocriti?), tanto che a volte mi chiedo se sarò capace di mantenerli, visto che di stupidaggini ne commetto spesso e volentieri. Speriamo rimangano impunite.

Sono tanto buono che aggiungo che stavolta i commenti sull’ultimo post mi sono molto piaciuti (a parte il numero un pò esiguo, ma forse non c’era più tanto da aggiungere), perchè stavolta sono stati centrati in pieno, nel senso che sono stati strettamente collegati col tema in discussione. Commentando i commenti aggiungerei comunque qualche cosa: intanto mi dispiace essere in disaccordo con l’amico Roda, soprattutto dopo il principesco trattamento che ha riservato a me e Tommaso a Vicenza, e col fedele Andrea (Go), perchè è mia ferma convinzione che il basket ''non'' sia sport di contatto. Gli sport che si possono definire tali sono per me quelli che il contatto lo cercano, mentre gli altri tentano di evitarlo ed il contatto è un male, diciamo così, necessario ed inevitabile e dunque tollerato. Esempi: a parte ovviamente gli sport marziali e la boxe, parlando di sport di squadra è solo ovvio che il rugby ed il suo derivato americano siano sport di contatto, proprio perchè il placcaggio è istituzionalizzato ed è parte fondamentale del gioco stesso. Passando ad esempio all’hockey su ghiaccio, già qui cominciano ad affiorare i primi dubbi, per quanto sia visto nell’accezione comune come uno sport violento. Il bodycheck è sì istituzionalizzato ed è parte fondamentale del gioco, ma già questo sport fa importanti distinzioni, tanto che i falli che possono essere generati dal contatto sono tantissimi: il tripping, lo slashing, il crosschecking, lo high sticking per non parlare del charghing o dell’unnecessary roughness (leggi rissa). Guarda caso, tutti falli che sono generati dall’uso improprio di mani e braccia e della loro protesi, il bastone. Gli altri sport di squadra, tolta ovviamente la pallavolo che vede le due squadre disposte su lati opposti del campo, o il baseball (però… e le corse in base con l’eliminazione al tocco della palla?), sono sport che prevedono il contatto solo come inevitabile conseguenza del fatto che le due squadre si affrontano sullo stesso terreno, ma i contatti stessi sono tutt’al più tollerati, quando non sono proditori. Calcio in primis, fra l’altro. Il basket fa indubbiamente parte di questa categoria, tanto più per la sua genesi e la sua filosofia di base, visto che è nato come sport di allenamento invernale per sport estivi e dunque lo stesso Naismith aveva escogitato uno sport dove la gente non corresse il rischio di farsi male. Certo, poi il basket ha preso un’altra strada, ma non credo che debba essere sottovalutato questo imprinting originario. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto"). 

Tutto questo per dire che continuo ad essere persuaso che i contatti nel basket dovrebbero essere molto meglio descritti ed analizzati per poi avere regole sicure e soprattutto inflessibili. Partendo dalla constatazione originaria che il contatto è un male tollerato, secondo me bisognerebbe innanzitutto fare come nell’hockey. Molto semplicemente il bodycheck, nella versione cestistica la ricerca dello spazio sotto canestro per la migliore posizione a rimbalzo, situazione dunque statica e non dinamica (differenza importantissima, perchè ad esempio il blocco in movimento deve rimanere fallo per definizione), oppure il tagliafuori, anche robusto, debbano essere permessi a prescindere. Sempre che non si usino le braccia, perchè allora deve esserci l’automatismo stesso del fischio arbitrale. Stessa cosa nelle situazioni di scivolamento, anche sul blocco del pick and roll, insomma bisognerebbe avere ben chiare in mente le situazioni nelle quali il contatto diventa parte integrante dell’abilità anche tecnica (per esempio prendere posizione a rimbalzo nel punto giusto e mantenere la posizione è grande prodezza anche tecnica).

Per tutto il resto, e soprattutto per il mulinare di braccia fuori dal proprio cilindro il sottoscritto non avrebbe nessun tipo di pietà. Già l’handchecking è secondo me pratica molto sospetta, che potrebbe essere a malapena tollerata solo nelle situazioni di controllo della posizione dell’avversario durante i tagli in direzione opposta alla palla (dove il difensore o guarda la palla o l’avversario). Per il resto fallo per default. Basterebbe secondo me questo tipo di atteggiamento per ripulire il basket da tanti giochi sporchi che oggigiorno pagano, secondo me in modo totalmente truffaldino. Detto in breve: contatti di corpo in situazioni statiche o moderatamente dinamiche senza coinvolgimento di mani e braccia visti e tollerati con occhio benevolo, contatti di mani e braccia: draconiani nel sancirli.

Sui tre secondi ovviamente non aggiungo nulla, perchè avete detto tutto voi e non potrei essere più d’accordo.

Per finire vorrei infine tornare sul tema a me preferito agganciandomi all’attualità con le notizie sui diritti televisivi del Campionato di A1 (pardon, Lega1) delle stagioni a venire. In breve: che la Federazione (la Lega, credo, meno) desideri che le partite di campionato si vedano in chiaro mi sembra solo logico e legittimo. Per distinguere meglio bisognerebbe però alla fine rispondere alla domanda che ho posto nel post (scusate) più snobbato di tutta la serie e che (sottile vendetta) dimostra in realtà quanto il problema sia cruciale. In breve: dal punto di vista dell’audience Campionato e Nazionale da una parte e NBA ed Eurolega dall’altra sono due discorsi totalmente diversi. Gli ultimi due eventi sono destinati ai già convinti, agli appassionati di basket ed è dunque solo normale che in un assetto televisivo moderno siano irradiati da TV a pagamento com l’ovvio corollario di un commento più sofisticato e specialistico, visto che si presume che siano guardati da gente che di basket se ne intende. Sempre molto meno (cattiveria: o forse di più?) comunque di quelli che li commentano e dunque anche qui l’aspetto propedeutico-educativo non dovrebbe essere escluso del tutto. Per i primi due invece la cosa è ovviamente diversa. Si vuole averli in chiaro per avere più spettatori ed invogliare al basket anche quelli che normalmente non lo guardano. Per fare ciò però bisogna comunque educare i neofiti ed abbassarsi a volte al livello infimo di spiegare magari anche le regole basilari, cosa ovviamente che gli addetti ai lavori non avrebbero nessuna voglia di sentire. E qui ovviamente casca l’asino! Come conciliare le due necessità, quella di essere educativi e contemporaneamente di non essere noiosi e didascalici, ma di riuscire a coinvolgere anche coloro che già masticano di basket? Vedete alla fine che la domanda che mi ponevo in quel post era di importanza cruciale per le sorti del basket? Ci arrivate adesso o non ancora?

Inutile. Anche quando parto buonissimo, alla fine arrivo cattivo – come sempre.