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Pian e ben!

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Creato Martedì, 01 Novembre 2011 Scritto da Sergio Tavčar

Scusate il ritardo, ma non è dipeso dalla mia volontà. Nel senso che mercoledì, giorno deputato alla stesura del post, ero impegnato a Monfalcone nel turno infrasettimanale di B2. Una volta andato a casa, e guardate le partite di calcio in TV (non meravigliatevi, sono normale e non snob, il calcio è uno sport che si segue volentieri, facendo finta che sia tutto vero) andato a dormire, nel momento stesso in cui ho spento la luce sono stato colto da un violentissimo attacco febbrile che mi ha messo letteralmente KO per tre giorni e solo sabato sono riemerso fra i vivi ritornando anche a lavorare in condizioni quasi normali. Il corollario di tutto ciò è che ovviamente ho vaghi ricordi di partite viste in TV con ricordi nebbiosi, nel senso che è difficile concentrarsi in quelle condizioni sullo svolgimento del gioco per capire cosa succede realmente e non quello che ti raccontano i commentatori (che a volte, sia chiaro, ci azzeccano, ma a volte anche no), per cui non attendetevi da me pensose e ponderate dichiarazioni sulle varie squadre di Eurolega, nel senso che non ho proprio materiale per poterle neanche tentare e tutto quel che potrò dire saranno solo vaghe sensazioni sottoposte a tutte le cautele del caso e con grosse possibilità di costituire cantonate galattiche. C'è però una cosa di cui sono sicuro. La settimana scorsa gli amici Firmani e Colosetti di Udine, grazie ai loro agganci con l'entourage del Barcellona sono riusciti a procurarsi tre biglietti omaggio per la partita del Barca a Lubiana ed hanno avuto la squisita cortesia di invitarmi con loro. E dunque ho visto la partita da un posto favoloso alle spalle della panchina del Barcellona ed una conclusione di solidità granitica l'ho potuta trarre dopo pochi minuti: gli americani dell'Olimpija quest'anno fanno schifo. Chi ha visto la spazzolata del primo quarto di Siena capirà cosa voglio dire. L'unico decente sarebbe Green se solo avesse idea di cosa significhi giocare a basket, gli altri sono da News Release (i più anziani si ricorderanno che erano una truppa di predicatori pseudo-geoviani, insomma integralisti fino al midollo, che andavano in giro a predicare il "verbo" attirando la gente con partite amichevoli contro squadre locali di basket). Sono quasi meglio i giovani sloveni e Bertans, peccato però che per contratto debbano giocare gli americani. L'unica speranza è riposta nelle qualità di Filipovski che da sempre riesce a fare le nozze coi fichi secchi e sono sicuro che prima o poi qualche tipo di equilibrio riuscirà a trovarlo. Di Top 16 però neanche parlarne. Sul Barcellona non sono tanto sicuro che sia peggio dello scorso anno, e non tanto perchè ha preso Eidson che è in realtà un cambio come tanti (sempre meglio di Ingles, ovvio), ma perchè finalmente è tornato Mickael, giocatore della madonna, lui sì in grado di spostare equilibri importanti, soprattutto perchè finalmente Erasmo ha qualcuno con cui dialogare alla pari. Rimane il problema strutturale del play: Marcelinho è quello che è, straordinario giocatore da AllStar-anzan game, ma che di playmaking capisce come io di computer, cioè per sentito dire. Bisognerà vederlo all'opera contro squadre che lo leggeranno nel modo giusto, penso sempre al Pana, e qui ho molti dubbi, per non dire certezze. Ed in più in panchina c'è sempre Pascual, purtroppo per loro. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")

Sulle altre squadre mi fido di quanto dite. Che il livello medio sia più basso dello scorso anno malgrado l'iniezione di transfughi NBA mi sembra evidente avendo come cartina di tornasole i risultati nettamente migliori delle squadre italiane, Cantù compresa, che mi ha molto favorevolmente impressionato per il giusto approccio con cui ha affrontato l'Eurolega. Vorrei solo dire che però sarei molto meravigliato se a vincere quest'anno non fosse il CSKA che mi sembra una squadra di almeno un paio di spanne superiore alle altre. Se poi Kirilenko dovesse rimanere fino alla fine il problema secondo me non si pone neppure. L'innesto del duo serbo mi sembra abbia automaticamente stabilito le gerarchie giuste nel più storico solco della storia russa, dove i boiardi comandavano ed i mugichi si spaccavano le reni. Voglio dire che la pattuglia russa, formata da giocatori di straordinarie capacità fisiche, sarà per forza subordinata sia a Teodosić che a Krstić che faranno i boiardi di turno. Probabilmente tutto dipenderà da Šved, se cioè saprà capire il suo ruolo che è quello di spalla di lusso con licenza di fare cose anche un tantino fuori dalla logica, ma sempre illuminate dal suo straordinario istinto cestistico. Poi a rimbalzo ci andranno i manovali, a tirare quando imbeccati ci penseranno gli esecutori, Šiškauskas come sempre farà il suo, per cui li vedo molto bene. E poi c'è sempre (per ora ) Kirilenko, giocatore che sposta equilibri decisivi.

Questo per ora sull'attualità. Vorrei continuare commentando alcuni dei vostri commenti del post precedente che mi hanno illuminato di gioia ed orgoglio. Vai Sergio, mi son detto, che hai raccolto finalmente attorno a te gente che non è detto che debba sempre pensarla come te, ovvio, ma che grazie a Dio vuole pensare con la propria testa vedendo le cose come sono e non come gliele raccontano. Che era poi esattamente il mio scopo. Visto quanto dite sembra proprio che la riunione in osmica sarà un fraterno darsi tutti ragione... un po' noioso, ma chissà che poi verso sera i fumi dell'alcool non riescano lo stesso ad accendere gli animi...

Per esempio: Daniele1 che si chiede perché gli venga voglia di spaccare la TV quando un giocatore, invece dell'ovvia scelta A o della più discutibile (rischiosa, estemporanea) scelta B, fa la scelta C o D, scelte che non stanno né in cielo né in terra che ovviamente si rivelano defecazioni colossali. Non preoccuparti intanto per la reazione, che è la stessa che vorrei avere io e come noi due tanti altri. Il nocciolo del problema è infatti tutto qua, come ho avuto modo di dire in molti post ancora lo scorso anno (se avete la cortesia di andarli a cercare). Il sapere giocare a basket significa saper fare in ogni momento le scelte più giuste, cosa che si può fare se si è stati istruiti bene, ma solo se si è intelligenti. Il basket è uno sport logico per gente intelligente...Fare le scelte sbagliate significa tout court non saper giocare. Mi sembra "simple as that", per cui quando uno mi dice che uno ha un talento incredibile, ma a volte (?) fa le scelte sbagliate, lo mando gentilmente in quel posto, perché quello che mi ha detto è uno stridente ossimoro. Se ha talento fa sempre le scelte giuste. Può sbagliarne tecnicamente l'esecuzione, ma col tempo imparerà a fare le cose in modo giusto e diventerà un giocatore di basket.

E poi Enrico che in un commento lapidario ha concentrato una quantità incredibile di miele per i miei occhi. Non è che tante volte le stupidaggini nascano dalla frenesia e dalla corsa dissennata nel nome dell'atletismo moderno? Potrebbe essere che i giocatori di una volta apparissero più lenti perché ragionavano di più?

Ma certo!! Maledizione!! Altro punto assolutamente nodale! Qui si continua a dimenticare un assunto fondamentale per ogni sport che si svolga fra due avversari contrapposti, dagli 1 contro 1 di calcio, basket, hockey, passando per il tennis e finendo addirittura con lotta e boxe. In ogni 1 contro 1 il timing è fondamentale, cioè la massima arte è "prendere il tempo" all'avversario, coglierlo sul piede sbagliato (nel judo!), in contropiede. Garrincha (guardate i filmati, meritano per capire come si giocasse a calcio in Paradiso) prima di partire per il suo scatto verso il fondo per il letale cross per i vari Vavà e Pelè di turno, scatto che tutti sapevano avrebbe fatto, perché non faceva altro, stava fermo per un bel po' di tempo con continue finte, finte di finte, finte quasi vere, fino a che l'avversario non cadeva su quella che lui riteneva fosse una finta, perché tale gliela aveva fatta credere il mago (lui sì vero e non fasullo come qualcuno che conosciamo) Garrincha che fosse, e di colpo Garrincha era sparito per il cross che faceva in perfetta solitudine. Ma quando partiva, credetemi, sui primi due passi era assolutamente un fulmine, e dunque aveva doti fisiche notevolissime che però, e qui sta il punto, sfruttava al momento opportuno. Nel basket vale lo stesso. Giorgio fa un commento superpertinente ricordando Bodiroga che faceva valanghe di canestri in entrata a due all'ora chiedendosi se ci riuscisse semplicemente perché era bravo. Aggiungerei Papaloukas che sbertucciò in un paio di azioni un cospicuo numero di decine di milioni di dollari di ingaggio andando a segnare indisturbato da sotto in layup di sinistro a difesa schierata in Giappone. Di Bodiroga mi ricorderò sempre di come affrontò Langdon nella finale di Eurolega vinta col Barcellona. La prima volta gli fece una finta veloce e quello non abboccò per la semplice ragione che non l'aveva capita. La volta dopo rifece la stessa finta, ma a velocità molto ridotta perché finalmente la capisse e potesse reagirci e quando Langdon reagì, allora partì il suo repertorio di ri-finte che alla fine lo portò a rimanere totalmente solo con l'avversario che si chiedeva cosa fosse successo. E si trattava di Langdon, tutt'altro che uno stupido, anzi. Quello che voglio dire è che per battere un avversario in 1 contro 1 l'importante non è la velocità media dell'azione, che anzi non ha proprio nessun tipo di importanza, ma la capacità di variare il ritmo, cioè di passare repentinamente da uno stato di quasi quiete ad uno di massima velocità. Il massimo dell'arte in attacco è quello di far finta di non essere pericolosi, magari neanche interessati più di tanto, per poi esplodere di colpo quando meno l'avversario se lo attende. Lo stesso vale ovviamente per il gioco sotto canestro. Oggigiorno tutti sanno fare un passo d'incrocio, un giro dorsale, un giro frontale, anche se poi il massimo sembra il tiro in allontanamento che alcune menti bacate ritengono sia il massimo della tecnica, mentre ne è in realtà la negazione (perché è l'ammissione di non saper fare niente d'altro per battere il difensore e segnargli da sotto), ma non si vedono più le esitazioni, che forse solo alcuni ex-jugo usano memori ancora dell'insuperabile maestro Ćosić. Non si vede più cioè il massimo concepibile del gioco sotto canestro: il mettere il formidabile Ibaka di turno nelle condizioni di rimanere ancorato a terra ubriacato di finte mentre il centro gli segna appoggiando a canestro senza saltare. Parlo di Ibaka perché l'ho visto ieri ridicolizzare dei poveri canarini (delle Canarie). È troppo facile: quello va in entrata a velocità uniforme (c'era uno dei giocatori più imbecilli che abbia mai visto, fiero emulo di Hufnagel, tale Colon, o Colom, può essere?), dunque basta contare i passi e saltare quando stacca da terra, tanto poi lui arriva comunque molto più in alto. E se l'altro sul secondo passo si arrestava? O cambiava direzione? Faceva insomma qualcosa di inatteso? È tanto sperare che un vero giocatore di basket possa fare una cosa simile?

Ed infine una mia impressione che si è sedimentata in tanti anni di frequentazioni sportive, sia per passione che soprattutto per lavoro, avendo fatto telecronache, come sapete, di un'infinità di sport diversi. In ogni sport ho avuto la stessa impressione: che i giocatori fortissimi fossero lenti e mi chiedevo perché mai fossero così forti pur avendo limitate capacità fisiche. Poi ho capito: semplicemente danno l'impressione di essere lenti perché hanno una straordinaria coordinazione neuromuscolare che fa sì che ogni loro movimento sia utile alla causa e per queste loro capacità non fanno mai un movimento inutile o dispersivo. Ho cominciato a confrontarli con quelli che mi sembravano Speedy Gonzalez e non combinavano invece niente di buono, rendendomi conto che i famosi Speedy erano semplicemente aggeggi impazziti che si muovevano freneticamente senza senso come pervasi dal ballo di San Vito. Per cui consiglio finale: diffidate di tutti quelli che sembrano schegge ed abbiate invece un occhio di straordinario riguardo per quelli che sembrano gattoni in fase di fare le fusa. Quando quelli scattano sono dolori e sarete graffiati senza neanche esservene accorti. Per questo, detto per inciso, Michael Jordan è stato il più grande giocatore di tutti i tempi. Perché è stato l'unico dei grandissimi di tutti i tempi di cui non si fosse mai detto che era lento. Era cioè tanto veloce che addirittura appariva come tale pur non facendo mai, come tutti gli altri fenomeni dello sport, movimenti inutili.