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Sport, gioco e lavoro

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Scritto da Sergio Tavčar

Nella discussione è sorta anche la madre di tutte le domande, su cosa sia cioè sport e cosa non lo sia. Devo fare ammenda, perché ho semplificato troppo il mio discorso dando per scontata una cosa che assolutamente non lo è, che lo sport sia attività principalmente fisica. Cioè sport sarebbe ogni attività nella quale la forma fisica e le conseguenti prestazioni sono determinanti per il successo in quella data attività. Come in molti di voi avete sottolineato il concetto di sport travalica sicuramente questa definizione semplicistica, per cui bisognerebbe definire con maggiore precisione quali siano gli ambiti entro i quali un'attività possa definirsi sportiva. Ambiti che secondo me sono estremamente elastici e che ognuno, legittimamente dal suo punto di vista, interpreta secondo la sua particolare sensibilità. Io dico semplicemente quale è la mia definizione. Ripeto, è mia e solo mia, per cui, credetemi, non voglio convincere nessuno, voglio semplicemente dare una base di partenza per una possibile discussione, sempre che sia interessante. Avrete già capito da quanto detto la volta scorsa che parto dalla base, secondo me imprescindibile, della decisiva importanza dell'efficienza fisica. Attenzione, qua non si parla solo di muscoli, ma anche di coordinazione neuro-muscolare, di velocità di ragionamento, di riflessi, di capacità di prendere decisioni in frazioni di secondo. In quest'ottica l'automobilismo, per quanto i piloti stiano seduti per due ore, è uno sport, e che sport! Del resto che siano pochissimi gli eletti che possono solo pensare di sedere in un bolide di Formula Uno ne è la dimostrazione più lampante. In questo insieme di attività che presuppongono le doti sopra esposte bisogna ovviamente includere quelle che si fanno, appunto, per diporto, non sono cioè un lavoro. E' solo ovvio che uno spaccalegna o, dall'altra parte dello spettro di attività, un astronauta siano grandissimi sportivi, peccato che lo facciano per vivere. Una volta fatta questa distinzione io personalmente comincio subito a vedere dove vanno collocarsi in quest'ottica i giochi della mente, in primis ovviamente gli scacchi che in realtà percepisco che dovrei annoverare fra gli sport in piena regola ma che a malincuore devo derubricare fra i giochi, come definiti l'altra volta, anche se sono ovviamente il re di tutti i giochi, una delle cose più raffinate e meravigliose che l'intelletto umano abbia mai inventato, una straordinaria e militarmente perfetta sublimazione di una battaglia campale. Chi ha giocato a scacchi e si è immedesimato nel gioco saprà benissimo la sensazione di rabbia, frustrazione e scoramento che si prova quando devi arrenderti. E' come se una parte di te, da qualche parte nel tuo cervello, sia in quel momento morta. Non per nulla alcuni dei più grandi geni della storia degli scacchi, da Murphy a Fisher (c'entrerà il fatto che erano entrambi americani, figli cioè di una società dalla competitività esasperata?) sono finiti con il cervello all'ammasso. A ruota viene il mio amato bridge, ovviamente, anche se, essendo giocato a coppie, ha più una base di gioco di squadra che non di gioco singolo, poi la dama, il go e tutti gli altri giochi che volete. Anche lo scopone scientifico, perché no?

Ora in quest'ottica dove mettere il curling proprio non lo saprei. Forse nella stessa categoria (un po' più in basso in realtà) delle bocce, del bowling e dei giochi similari che sono in quella zona grigia di confine che può essere sport o gioco secondo i personali punti di vista, ripeto per l'ennesima volta, tutti legittimi. A proposito perché curling sì e bocce no? Semplicemente perché il curling si gioca in tutte le nazioni più grandi, sviluppate e importanti di questo mondo, mentre le bocce sono in realtà uno sport mediterraneo che si gioca fra l'altro con regole diversissime fra loro addirittura nello stesso Paese (volo e raffa in Italia), per cui in proiezione olimpica le sue chance sono approssimativamente alla temperatura dell'elio liquido. In margine a questa discussione vorrei lanciare una provocazione: suonare musica o scrivere poesie per diporto, cioè solo per piacere e gratificazione personale, è sport o no? Pensateci e sappiatemelo dire.

E proprio per finire con le Olimpiadi ancora una riflessione che secondo me pochi hanno fatto e che invece apre importantissime finestre di discussione anche e soprattutto nella direzione che più mi affascina, quella dei trend dai quali tentare di capire il futuro. Avete notato quanti vecchietti vincenti ci sono stati, da Zoeggeler a Demčenko, a Zubkov, a Bjoerndalen, a Kasai e forse ne dimentico altri? Non dicevano che lo sport è sempre più riservato ai giovanissimi viste le prestazioni atletiche sempre più estreme che vengono richieste? E allora come la mettiamo? Che sia che il progresso della scienza e della medicina nonché dell'igiene e della conoscenza di cosa bisogna fare per preservare l'efficienza fisica stia pian piano facendo prevalere nell'efficienza complessiva il valore dell'esperienza e della conoscenza tecnica rispetto alla brutale forza fisica? Io almeno spero vivamente che sia così, ma devo aspettare ulteriori prove che spero tanto possano arrivare dai prossimi eventi planetari, magari dai prossimi Mondiali di calcio.

Allora basket per qualche flash. Milano bravissima, piglio vincente e soliti errori nel finale ridotti al minimo, tutt'altra cosa rispetto all'angosciosa partita casalinga contro il Panathinaikos che i milanesi hanno tentato nel finale disperatamente di perdere senza per fortuna riuscirci. Certo l' episodio decisivo è stata l'incredibile bomba di Langford che non era assolutamente scritto che doveva metterla, però il discorso è sicuramente più ampio. Parte proprio da Langford che nel sistema di Banchi sa benissimo di essere l'uomo decisivo, per cui si comporta di conseguenza. E tirare con la consapevolezza che tutti si attendono che tu lo faccia perché o segni tu, o non segna nessuno, aiuta tantissimo in termini proprio di fiducia e di confidenza nei propri mezzi. Milano mi piace perché finalmente è una squadra che si vede benissimo quale sia la sua filosofia, nella quale finalmente ognuno sa la ragione per cui è in campo e questo è assolutamente fondamentale. Oddio c'è in realtà uno che non sembra l'abbia capito ancora, suppongo per enorme presupponenza, segno di diversa intelligenza, diciamo così. Parlo ovviamente di Jerrells che è un realizzatore ed è infatti utilissimo quando fa da terminale d'attacco, ma che diventa da fucilazione immediata alla schiena quando tortura la palla per cercare tiri impossibili dimenticando che nel basket, quando vengono su di te in tre, esiste un fondamentale che si chiama passaggio. E questo sarebbe un play? Ma fatemi un favore! E infatti Milano gioca bene da quando c'è Hackett, anche quando gioca non proprio al massimo come ieri (però, vogliamo mettere l'arresto e tiro decisivi nel finale?). Cerella? Giocatore ovviamente di sconcertante modestia tecnica, ma che serve in ogni squadra per dare l'esempio. E anche per ingraziarsi il pubblico, cosa ovviamente fondamentale nelle partite casalinghe.

Fenerbahce. Ieri ho visto solo il primo quarto, però ho visto quasi tutta la partita della settimana scorsa che hanno vinto con somma difficoltà. Ho difficoltà a scrivere quanto penso, perché so che sarò crocifisso, ma tant'è, sapete benissimo che la sincerità e il politicamente scorretto sono fra le mie più spiccate caratteristiche, per cui lo scrivo lo stesso. Per me Obradović ha fatto quest'anno la ciambella senza il buco. Non c'è problema in difesa. Ieri per esempio mi son goduto come un pazzo il piano di gara iniziale che prevedeva l'assalto sistematico a Marcelinho per non farlo ragionare (cosa del resto non propriamente impossibile, viste le sue caratteristiche mentali) col risultato che Pascual ha dovuto metterlo subito fuori. Il problema grossissimo è l'attacco dove non ha cervelli veri. A dire il vero uno ce l'avrebbe ed è Nemanja Bjelica, testa da play nel fisico da centro, ma pensare che Preldžić possa fare il play con il suo gioco stereotipato e telefonato è utopico, anzi controproducente. McCalebb è da tempo che affermo che è un due puro e semplice, realizzatore micidiale che ha però bisogno di avere accanto a lui uno che detti i tempi, come Ilievski in Lituania. Insomma il Fenerbahce è in sostanza una squadra acefala con un gioco frammentario e non affidabile. Fosse per me, e mi rendo immediatamente conto di allargarmi in modo patetico, la squadra la darei in mano a Bjelica facendo di lui una specie di play avanzato che detta i tempi mettendo eventualmente Preldžić in ala senza compiti di playmaking e spostando McCalebb in posizione di guardia aspettandomi che crei il gioco partendo dalle sue iniziative in penetrazione con scarichi ai tiratori tipo Kleiza. Insomma tenterei in qualche modo di correre ai ripari. Perché se no per il Fener la vedo veramente dura.