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Per chiudere il circo

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Creato Mercoledì, 19 Aprile 2017 Scritto da Sergio Tavčar

Comincio come succede a volte per il turno TG quando dobbiamo lanciare una telecronaca che andrà in onda più tardi.

Subito un annuncio: questo è l’ultimo pezzo in chiaro su questo blog. Dopo averci lavorato sopra per un po’ di tempo con false partenze varie, il validissimo administrator Tommaso sembra abbia finalmente risolto i problemi tecnici e dal prossimo in poi i commenti saranno abilitati solamente a discrezione del sottoscritto. Ve lo avevo annunciato e non essendo una lingua biforcuta la cosa, esaurita ogni stilla di pazienza possibile, va in opera. Spero così vivamente di riuscire a risvegliare l’interesse di tutta una serie di gente che è da tempo immemorabile che non si fa più viva, dal mio amico Walter di Castelfranco a Andrea di Gorizia per non parlare di tanti altri, che davano il tono ai commenti con interventi di spessore, cosa che con il tempo non si è più vista, essendo diventato questo blog come tanti altri, nei quali la gente più che altro si insulta volendo a tutti i costi dimostrare (!? – affermare, gridare) di aver ragione. E non vedo la ragione per cui, essendo pigro di natura, dovrei sforzarmi a scrivere per gente che in realtà non mi né segue né ascolta né soprattutto si sforza di capire quello che volevo dire. 

 

Torno un po’ a dire la mia sul basket, perché di argomenti ce n’è in abbondanza. Intanto la ragione per la quale mi faccio vivo così tardi è meramente tecnica, nel senso che Tommaso è stato due settimane in vacanza in Tailandia (beato lui!), per cui era materialmente impossibile che postasse qualcosa. E allora il commento sulle Final Four dell’NCAA arriva in ritardo, ma ciò nondimeno voglio dire la mia lo stesso. Pilotato da Franz ho deciso che le avrei viste per intero per poter dare un giudizio un tantino motivato su quanto avrei detto. Ho impostato diligentemente il mio MySky, la domenica mi sono visto ambedue le semifinali e martedì con calma la finale, visto anche che ero in ferie (e mentre Tommy va in Tailandia, io rimango a casa – ah, l’età! – il brutto è che proprio non avevo voglia di andare da nessuna parte… - e qui la convalescenza per il gomito non c’entra niente, perché per fortuna è acqua passata). Ovviamente appena viste le partite le ho cancellate precipitosamente, anche per sfuggire alla perversa, anche se improbabilissima, ma non si sa mai, tentazione di magari andarmi a rivedere le partite. Soprattutto la finale che è stata una delle più brutte che io abbia mai visto in vita mia, rovinata fra l’altro da un arbitraggio allucinante, che se qualcuno dei nostri arbitri arbitrasse così – a dire il vero a volte ci vanno molto vicino – probabilmente sarebbe linciato sul posto o almeno il giorno dopo distrutto dalla stampa e costretto ad andare a zappare la terra. Nelle semifinali le squadre impegnate, e ormai è passato tanto tempo, la memoria prova a cancellare lo choc vissuto, per cui mi sembra di ricordare che fosse South Carolina contro Gonzaga la prima e North Carolina contro Oregon la seconda, e se non lo erano chi se ne frega, hanno giocato nel finale a chi fa meno e ambedue le vincitrici si sono qualificate per la finale esclusivamente perché sono stati gli avversari a perdere la partita, non certo loro a vincerla. Avevo detto, e Franz mi aveva ripreso, che nelle partite che avevo visto durante la stagione non avevo visto un giocatore che fosse uno. Dopo aver visto le finali faccio una piccola correzione. Ho visto fra tutti un, uno solo, giocatore di pallacanestro, veramente molto bravo che sembra uscito da qualche strana macchina del tempo, perché ha un bagaglio tecnico completo, ha eccellenti movimenti sia in attacco che in difesa, e soprattutto, cosa fondamentale, sa quali e quando usarli, gioca da pivot vero (e con tutto ciò ha rimesso in corsa la sua squadra nella semifinale con una tripla, peraltro strafortunosa, in un momento cruciale), è giovanissimo essendo freshman, almeno così ho sentito dai commentatori americani (quelli italiani? scherziamo? già così c’è voluta tutta la mia forza di volontà per arrivare a vedere le partite fino in fondo – non sopporto visceralmente che qualcuno tenti di vendermi merda per oro, scusate la franchezza, perché mi sembra che mi prenda in giro, cosa che non tollero), e che risponde al nome di Zach Collins di Gonzaga. Che i disgraziati con il fischietto hanno torturato nella finale fischiandogli falli a caso, per cui non ha potuto praticamente neanche giocare.  Per il resto ho visto cloni dei mezzi giocatori dell’NBA, nel senso che sono totali dal punto di vista fisico e dell’istinto da campetto, e zero in tutti gli altri campi, per cui il totale fa esattamente una metà di giocatore di basket. Sono tutti ragazzi che fanno esattamente le cose che fanno nell’NBA, dove ovviamente, anche perché lì arriva la crema, le stesse cose le fanno incomparabilmente meglio, ed è esattamente questo che mi rende affranto. Ho la netta sensazione che si stia inesorabilmente perdendo tutta una massa di conoscenze tecniche, ma soprattutto di tattica individuale e di giochi elementari nonché di letture delle situazioni contingenti, conoscenze che erano di routine fino a qualcosa come 20 anni fa, poi spazzate via dall’uragano Shaq che ha trasformato il basket nell’immaginario popolare in un gioco di forzuti. Il quale Shaq, fra l’altro, l’ho sempre considerato come una persona di intelligenza straordinaria, perché è riuscito a fare di se stesso uno straordinario personaggio calcando in modo anche caricaturale (il siparietto su Aristoteles è stato poi la ciliegina sulla torta, un tocco totalmente magistrale) sulle sue doti di energumeno sorvolando apposta su tutte le cose che non sapeva fare, cioè praticamente tutte quelle attinenti al basket in sé. Sarò un inguaribile passatista, ma la malinconia che mi ha pervaso vedendo le Finali NCAA quest’anno con l’amarissimo sapore di star assistendo all’inizio di una inarrestabile decadenza è stata lancinante.

E a proposito di giovani ancora una puntualizzazione sulle famose giovani promesse italiane che ci sarebbero in A2. E’ tutta una questione di prospettiva. Per me un giocatore forte, almeno in potenza, è un giocatore che io mi immagino in un futuro capace di tenere la scena in Eurolega e magari rendersi utile per la Nazionale, ragion per cui i paragoni che si possono, e devono, fare sono con i giocatori che si vedono in Eurolega. Ora nessuno pretende che i vari Spissu, Candi, Montano, lo stesso Moretti (che nel frattempo ho visto senza che mi abbia fatto nessuna impressione particolare) possano essere paragonati ai vari Teodosić, Llull, De Colo lasciando da parte Dončić che è uno di quei giocatori che nascono una volta ogni tanto più o meno per caso, ma a tantissimi altri sì: e a questo punto se faccio il paragone con i vari Heurtel, Causeur, Van Rossum, Schaffartzik, lo stesso Sloukas onestamente mi cadono le braccia. A me quelli appena nominati sembrano di un’altra categoria. Hanno molta più esperienza? Senz’altro, ma anche tutta un’altra classe, mi dispiace. Quello che vorrei vedere io è un giovane del quale possa con sicurezza dire che avrà un’eccellente carriera in Nazionale, voglio cioè vedere i futuri Basile, Pozzecco, Andrea Meneghin, Soragna, Bulleri, Mordente, nel passato ce n’erano tanti, non giocatorini che potranno tenere qualche minuto in A1 da tappabuchi e rilievi. Giocatori simili non mi interessano.

Campionato italiano. Non so cosa dire perché qualsiasi cosa dicessi potrebbe incriminarmi. Continuo a ritenere Capo d’Orlando la squadra che gioca di gran lunga la miglior pallacanestro, per il resto fino a qualche tempo fa mi piaceva Brescia (Landry numero uno fra gli stranieri in Italia, almeno per me la discussione non comincia neppure) che però da qualche tempo ha cominciato a scantinare a causa della drammatica caduta di forma di Luca Vitali che per metà campionato ha giocato a mio parere il miglior basket della sua carriera, continuo ovviamente a fare un tifo sfegatato per Reggio, soprattutto da quando Menetti (per sfizio? per scommessa?) comincia le partite con un quintetto tutt’Italia (De Nicolao, Della Valle, Aradori, Polonara, Cervi) che, visti i risultati, tanto più scarso dei vari quintetti esotici di Avellino, Sassari, Brindisi, di tutte le squadre cioè praticamente americanizzate in tutto, non mi sembra. Di Milano non parlo. Ho già detto tutto più volte. Il quintetto lo aveva, aveva un quintetto di rincalzo, aveva tutte le possibilità di mettere in piedi un gioco logico e vario con tante soluzioni, ha finito con lo sbracare completamente, con giocatori spaccati e demotivati, con il centro serbo pagato a peso d’oro che fa platealmente sciopero, insomma ha fatto splash (a bomba, diciamo noi a Trieste) su tutta la linea. Ora, visto questo esito, qualche piccolo dubbio (eufemismo scandalosamente all’acqua di rose) sulla gestione tecnica della squadra viene. Lo stesso dubbio fra l’altro esposto in un’intervista all’Ekipa (quotidiano sportivo sloveno) da Zoran Dragić qualche tempo fa (una frase? "Avrei scommesso un milione di euro che, visto il nostro roster, ci saremmo qualificati per i quarti di Eurolega a mani basse, e il perché non ci siamo riusciti dovete chiederlo non a noi giocatori, ma molto più in alto").

Per quanto riguarda l'Eurolega penso che sarà l’argomento del primo post nuova maniera che spero di commentare con gli amici in modo normale e costruttivo. Siamo appena agli inizi dei playoff dei quarti, per cui non è neanche tempo di parlarne, visto che fra poco avremo tutti un’idea molto più chiara. Ricordo solo una cosa stupida e banale, ma lo stesso verissima: che le partite a eliminazione diretta sono un altro sport rispetto alle partite di girone. E per quanto abbia perso gara uno contro il Fenerbahce (che sembra abbia cominciato a fare sul serio, soprattutto adesso che è al completo e può allenarsi normalmente, cioè in modo normalmente furibondo come tutte le squadre di Obradović) ritengo il Panathinaikos ancora in gioco. Favoriti? Ovviamente i soliti, anche se personalmente ho più di qualche dubbio, soprattutto sulla partita secca, per quanto riguarda il CSKA che ha un difetto gravissimo a questi livelli: è terribilmente vulnerabile sotto canestro con Hines che con i suoi 198 cm non può fare pentole e coperchi, con Augustine che è un brocco patentato, con Hrjapa che appare un tantino sfiatato e con Voroncevič che può dare una mano, ma centro non è. E sulla partita secca chi domina sotto i canestri di solito vince. Almeno questa vecchia regola del basket vale ancora oggigiorno, checché se ne dica. Sorprese? Non so, penso che alla fine verranno fuori le squadre più quadrate, come sempre succede, Real, Fenerbahce, CSKA, Olympiacos, quelle che cioè erano sulla carta le migliori prima ancora che l’Eurolega iniziasse e che stanno confermano le previsioni. Sempre che il Panathinaikos sia d’accordo. E a proposito di Pao tanto di cappello a Xavi Pascual sul quale ho avuto sempre tantissimi dubbi, ma che ha avuto il coraggio di abbandonare il suo dorato bozzolo di Barcellona, di mettersi in discussione e di dimostrare di essere un bravissimo allenatore. Tanto di cappello.

Ah sì, e poi c’è l’NBA. Lo spettacolo più pagato, quello che fa girare una quantità incredibile di soldi e che dunque, secondo questo sillogismo, è lo spettacolo migliore del mondo. Come il wrestling.  A chi si diverte a guardarla il compito alla fine di dirmi chi ha vinto.

 

PS: mi sono divertito un sacco a leggere i vostri roster per la prossima nazionale agli Europei. Non mancherebbero due giocatori, Gentile e Bargnani, per i quali fino a qualche tempo fa vi sareste immolati e per i quali avevate attaccato violentemente il sottoscritto quando aveva osato mettere in dubbio la loro indispensabilità?

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