Scusatemi se mi faccio vivo con tanto ritardo, ma è stato un periodo nel quale ho avuto molti impegni e a un dato momento mi sono proprio svuotato. Non solo, ma onestamente non avevo niente di cui parlare. Dopo aver terminato il libro che sancirà definitivamente la mia esclusione da tutti i canali mainstream del basket italiano con il mio smontaggio totale di quell’inverecondo circo di highlights, spettacolo circense di bassa lega, tiro a segno interminabile in un contesto di galline impazzite senza testa che corrono a vanvera per il campo e di ostinate giocate in 1 contro 5 che è l’NBA di oggi, mi sono semplicemente riposato, ma soprattutto, ancora sotto l’influsso di quanto ho scritto (autoconvincendomi?), ho sviluppato una specie di rigetto del basket tout court. In particolare, quando guardo il basket italiano, dopo pochi minuti cambio inevitabilmente canale non riuscendo più a sopportare le cose assurde che vedo. Certo, in tutto ciò aiuta anche l’insopportabile piega che ha preso oggi l’idea di cosa sia il commento di una partita di basket con urla belluine ogniqualvolta un giocatore esegue una non-cazzata e di converso le scuse più assurde che vengono trovate per giustificare, appunto, le continue cazzate che si vedono. “Era un tiro complicato…” per una conclusione in arresto e tiro da un metro con le braccia libere (l’unica cosa che conta, se soffri i contatti va a giocare a cricket), tiro che, per ogni persona normodotata che gioca a basket per professione e dunque si allena con costanza in questo tipo di esecuzioni tecniche, dovrebbe essere di assoluta routine e causa di depressione prolungata quando ogni tanto (succede) magari esce. E certamente non meravigliarsi quando entra.

Scusate se mi faccio vivo appena adesso. Con il mio editore ci eravamo messi d’accordo che avrei consegnato le bozze finali del mio libro entro il 5 di novembre e, chi mi conosce sa benissimo che sarebbe successo, nelle ultime settimane mi sono dato molto da fare per recuperare il tempo perduto e sono stato dunque fortemente impegnato. Normalmente quando lavoro in questo regime, mi succedeva anche quando facevo i turni TG a Telecapodistria, sono molto più concentrato e produttivo. E anche le cose che produco di solito vengono meglio rispetto a quando cincischio e lavoro a spizzichi e bocconi. Sempre secondo la mia teoria, almeno per me stesso funziona sempre, che un pigro ideologico come il sottoscritto lavora molto meglio sotto pressione, perché prima finisce, prima può poi fare il dolce far niente. In più, e devo dire che la cosa mi ha fatto molto piacere, sono stato incaricato di tenere una rubrica di commenti a ruota libera per l’edizione del martedì del Primorski Dnevnik, quella con il supplemento sportivo dedicato ai risultati del fine settimana. Per quanto sia abbastanza corta devo scrivere in sloveno, cosa che mi riesce infinitamente più difficile che scrivere in italiano, poiché, dovendo tentare di pensare in sloveno, devo continuamente cambiare l’impostazione delle frasi per apparire il meno possibile un alieno che ha tradotto il suo testo con Google. E dunque ci metto molto più tempo per mettere assieme una cosa digeribile per il lettore medio che parla lo sloveno come prima e magari unica lingua.

Finalmente l’annuncio! Dopo lunghe meditazioni e consultazioni abbiamo deciso con Vremec di andare sul sicuro. Ci siamo già stati, ma ciò non toglie nulla al fatto che si tratta di un bel posto, molto vicino all’uscita dall’autostrada al Lisert e che ha inoltre un buonissimo rapporto qualità-prezzo (almeno così mi assicura Andrej, uno che di osmice si intende). Parlo dell’osmica Sidonja-Radetič di Medeazza-Medja Vas, numero civico 10, dove ci troveremo sabato 18/11 con inizio dei lavori alla solita ora. Riunione e aperitivo dalle 12 in poi, poi all’una si comincia. Per chi non c’è ancora stato o non ha un navigatore satellitare ricordo che per arrivare in paese la strada più breve è: appena usciti dal casello di Lisert c’è una maxi-rotonda che bisogna percorrere per intero (360 gradi) in direzione Gorizia per prendere la impervia e tortuosa, ma per fortuna breve bretella che porta sulla statale del Vallone verso Gorizia. Arrivati in cima si deve girare verso destra a 180 gradi da dove si arriva (in teoria non so neanche se si potrebbe fare, ma non c’è pericolo, in quanto i veicoli che vengono da destra si vedono benissimo sul rettilineo, mentre quelli che arrivano da sinistra per il 99% girano in giù verso l’autostrada) in direzione Trieste. Dopo 1 o max 2 km la strada comincia a scendere per confluire sulla costiera Sistiana-Monfalcone e proprio lì c’è l’imbocco sulla sinistra della strada che porta su per il colle a Medja Vas. È una strada praticamente a fondo cieco che porta in paese. Una volta arrivati in piazza si gira verso sinistra e... si chiede o si guarda dove c’è la frasca. Medja Vas comunque non è certamente Los Angeles ed è dunque molto difficile perdersi.

Ci vediamo!

Scusate la pausa, ma ero molto impegnato a scrivere in fretta il mio libro sul basket NBA che dovrei finire entro questo mese per precisi ordini ricevuti dalla casa editrice per poterne poi fare il lancio giusto. Ci riuscirò? Penso proprio di sì, perché mi mancano solo tre capitoli e dunque sono a tre quarti del lavoro. E inoltre c’era molta “carne al fuoco” (frase che si usa spesso, ma ogni volta che osavo usarla a Capodistria mi prendevano sempre in giro) in fatto di eventi sportivi con i Mondiali di atletica (Duplantis, Battocletti, Furlani, McLaughlin, la 4x400 del Botswana…), la Ryder Cup con i trionfi delle prime due giornate e l’incubo dell’ultima nella quale ho sofferto come un cane e infine la saga delle trionfali cavalcate di Pogi ai Mondiali e agli Europei di ciclismo. La cosa che più mi ha divertito in quest’ultima saga sportiva sono state le scuse che ha accampato Evenepoel per giustificare la sua sconfitta a Kigali (fra l’altro posto semplicemente meraviglioso – sul sistema politico in vigore sorvoliamo) dopo che nella cronometro aveva raggiunto e sorpassato Pogačar, che non aveva assolutamente preparato la gara che gli serviva semplicemente per provare il percorso, sul traguardo. Una settimana dopo in Francia, con 70 km in meno da fare, il copione è stato assolutamente uguale e stavolta il belga, non trovando neanche con il lanternino alcun tipo di scusa, ha dovuto ammettere che l’altro era più forte e che per l’anno prossimo dovrà darsi da fare ancora di più se vuole essere competitivo.

Un’altra cosa che mi ha fatto ritardare questo post è stato il fatto che attendevo che il mio MC Andrej Vremec mi comunicasse dove si svolgerà la prossima sconvenscion che, lo confermo, si svolgerà sabato 18 ottobre.

Non so se capita anche a voi, ma a me succede spesso. Quando guardo qualche evento, soprattutto se sportivo, ogni tanto mi succede di avere una specie di folgorazione. Nessuna visione mistica, per fortuna, ma un qualcosa che succede in campo mi fa scattare nella testa una specie di macchina fotografica che scatta una foto di quel momento che poi porto con me per sempre. Il primo tiro che vidi di Mirza, il passaggio dietro alla schiena di Ćosić nell’amichevole di Umago contro la Gillette, la sequenza degli ultimi 47 secondi di Russia-Jugoslavia dei Mondiali ’86 (questo un vero e proprio film), la tripla di Prepelič nella finale contro la Serbia agli Europei ’17, la botta di c… rotto di Da Silva all’ultimo secondo del terzo quarto qualche giorno fa…

Ma non abbiate paura, non è di questo che vi voglio parlare. Voglio invece parlarvi di un preciso momento della finale di ieri sera fra Turchia e Germania. Siamo a metà dell’ultimo quarto con la Turchia avanti 76 a 71.

Piccolo intervento anche a mo’ di commento sulla partita della Slovenia e di Dončić sulla quale, mi permetterete, voglio dire anche la mia. Posso o no? Intanto comunque una considerazione generale: quanto avrebbe pagato una scommessa sulle semifinali Turchia-Grecia e Germania-Finlandia? E se poi al posto della Germania ci fosse stata la Slovenia, come si è dimostrato possibile, le cifre sarebbero state da Lotteria Italia. Fra l’altro nessuno ha sottolineato il fatto che la microscopica Slovenia è stata l’unica ex-jugo ad arrivare ai quarti di finale. Tanto per ribadire che la vecchia scuola jugoslava è purtroppo ormai solo un patetico e nostalgico ricordo.  

Primo giro di bilanci in attesa (almeno per me, per voi non so, ha ha – scusate) dei quarti di finale. Manuel mi prende giustamente in giro per aver cannato tutti i pronostici, ma mi scuserà se tento di difendermi, per quanto so che neanche Perry Mason riuscirebbe a farmi assolvere. Sia la Lettonia che la BiH hanno giocato nettamente al di sotto di quanto mi aspettassi. I lettoni hanno fatto un casino totale e, se il mio amico Luca Banchi allenerà la nazionale italiana come ha fatto in questi ultimi Europei con la Lituania (attenzione, due anni fa al Mondiale è stato strepitoso!), allora non me la vedo bene, come disse la marchesa camminando nuda sugli specchi. Non so cosa sia successo, ma sembravano gente raccolta con la rete a strascico che giocava assieme per la prima volta. Hanno cominciato a segnare a babbo morto, tipico sintomo di una squadra allo sbando. I bosniaci, lo ricordo, sono stati anche bene avanti contro i polacchi che continuo a ritenere una squadra non certamente di vertice, poi sono crollati e soprattutto non l’hanno messa neanche in una vasca da bagno. Per cui personalmente mi concedo molte attenuanti, anche se so che la derisione continuerà imperterrita e perfida. A ulteriore scusante annovero il fatto che le sorprese sono fioccate in modo totalmente inatteso con le clamorose eliminazioni di Serbia e Francia, per cui mi ritengo in buona compagnia. E mi scuserete se considero le eliminazioni di Lettonia e BiH come parte di queste imprevedibili sorprese.