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Mettiamo fifa alla FIFA
- Scritto da Sergio Tavčar
Domenica scorsa è stata per me una buona domenica nelle vesti di tifoso dello sport sloveno. La vittoria della nazionale di basket Under 20 negli Europei di categoria che si sono disputati alle Stožice di Lubiana è stata una boccata di ossigeno per il movimento cestistico sloveno che onestamente reputavo sulla via della dissoluzione secondo la falsariga di tutti i movimenti cestistici europei, a parte qualche sporadica eccezione (Spagna, Germania, Lituania…), e che si è invece rivelato inaspettatamente ancora vivo. La cosa che rincuora ulteriormente è che la vittoria è venuta senza l’apporto di quattro giocatori fondamentali. Per chi non lo sapesse sia Joksimović jr. che un altro forte giocatore dell’Olimpija di nome Morano Mahmutović non fanno parte del gruppo storico della squadra, per cui non c’erano. In più prima dei campionati si è infortunato il giocatore, Smrekar, che l’anno scorso era stato il migliore della squadra che aveva ottenuto il bronzo ai Mondiali di categoria, non solo, ma nel primo quarto della semifinale chiave contro la Francia si è infortunato, e non ha giocato più neanche la finale, il più forte rimasto che avrete visto se avete seguito l’amichevole di Celje contro l’Italia, di nome Urban Kroflič, giocatore che si sta facendo le ossa nel Mega di Belgrado, guardia-ala mancina dall’ottimo tiro e dal gioco veramente completo e molto competente. E malgrado ciò la squadra ha vinto il torneo senza sconfitte, battendo in semifinale di due punti la favoritissima Francia (nella quale gioca un tale Wembanyama – parente?) e poi dando nella finale un bel ventello addirittura alla Serbia, quella che nei quarti aveva mandato a casa l’Italia con un ventello a sua volta.
Potenziale bene o male
- Scritto da Sergio Tavčar
Premessa: mi sono preso un lungo periodo di riposo dopo la prima ondata di presentazioni del nuovo libro con annesse comparsate in varie altre occasioni. E tutto ciò anche per anticipare le sfide che mi attendono a breve, come bene sanno Andriz e Martina. Ragion per cui mi scuso per il prolungato silenzio a cui provo ora a rimediare in qualche modo.
Prima di tutto, a serie finale ancora in corso, l’ennesima (e ogni volta purtroppo male interpretata) precisazione sulla mia opinione su Wembanyama. Non mi stancherò mai di ribadire, e lo farò fino a che finalmente non riuscirò a farvela ficcare in testa, la cosa fondamentale che penso su di lui. Si tratta indiscutibilmente del più grande, in tutti i sensi, potenzialmente più forte giocatore che mai sia apparso su questo pianeta, un vero e proprio alieno che secondo tutti i crismi statistici mai sarebbe dovuto nascere. Quando si presenta alla ribalta un fenomeno del genere io mi aspetto che, nel rispetto del gioco del basket, gioco di squadra se ce ne è uno, il soggetto in questione esprima in campo tutto il suo smisurato potenziale facendo le cose che sono necessarie per fare vincere la sua squadra, tenendo sempre in conto che assieme a lui in campo ci sono altri quattro giocatori che sicuramente sono lontani da quanto lui più dare, e dunque da lui mi attendo che li faccia rendere al massimo sempre con l’obiettivo finale di vincere partite, serie e titoli. Sono dunque totalmente refrattario a qualsiasi discorso che parta dal presupposto che quanto lui da in campo sia comunque straordinario sempre e comunque. Come ho detto più volte, e come continuo a dirlo fino alla nausea, è tanto forte che, anche se gioca male, la sua squadra può comunque vincere (e sicuramente, visto il panorama che c’è in giro, lo farà), io però voglio che lui giochi bene semplicemente per darmi la soddisfazione estetica di vedere fino in fondo cosa può fare un talento del genere se fa tutte le cose che in ogni momento dovrebbe fare. Sono sincero: in questa stagione e soprattutto nei playoff ha giocato comunque meglio di quanto mi sarei atteso solo ancora un anno fa. Rispetto alla prima impressione che mi aveva lasciato ha dimostrato, nel solco delle leggendarie “tre C” di coach Diaz Miguel, di avere più cuore di quanto pensavo avesse, di avere anche una testa che comunque qualcosa recepisce di quanto gli vanno dicendo, sull’ultima C invece sorvolo, perché onestamente non mi sembra che abbia fatto progressi (del resto si tratta di una cosa che, o ce l’hai o non ce l’hai, nessuno può farti trapianti).
Distopia e nostalgia
- Scritto da Sergio Tavčar
Questo dovrebbe essere un blog che parla di basket. Purtroppo però questo una volta magnifico sport sta sempre più uscendo dalle mie zone di interesse e la cosa mi rende sempre più preoccupato, quasi incredulo. Quando accendo la TV per guardare un po’ di sport l’ultima cosa a cui penso è di sintonizzarmi su qualche partita di basket, e, quando mi sforzo di farlo, dopo un paio di minuti cambio inevitabilmente canale per la semplice ragione che non riesco più a capire quanto vedo, ma soprattutto non riesco a capire quanto vanno dicendo i commentatori che ai miei occhi stanno commentando qualcosa che esula completamente da quanto i miei occhi stanno riferendo al mio cervello. Mi sembra di assistere a un evento distopico, quasi si trattasse di un universo parallelo nel quale sono stato paracadutato a mia totale insaputa. Per spiegare meglio le ragioni di questo mio estraniamento vorrei riportare quanto scrissi nella mia rubrica sul Primorski dnevnik due settimane fa agganciandomi alla magnifica esperienza che ho vissuto nella mia due giorni bergamasca, per la quale ancora una volta ringrazio di cuore gli ex ragazzi di Zagabria 1989 che mi hanno fatto vivere una rimpatriata dal sapore quasi struggente. Di sfuggita anche un enorme grazie all’amico Leo che mi ha fatto da anfitrione nell’escursione su Bergamo alta, anche se la scarpinata mi ha letteralmente tagliato le gambe mandandomi in crisi per un paio di giorni. Ecco quanto ho scritto.