Grazie a tutti per gli auguri che ho apprezzato tantissimo, anche se essere diventato un ’76-er non è proprio la più bella notizia che ci sia. E, come mi ha detto l’amico Sandro alla festa di compleanno: “Aspetta, questo non è ancora niente! L’anno prossimo entrerai, come me adesso, nel numero di Dončić e allora sì che si divertiranno a prenderti in giro!”.

La notizia del momento è ovviamente l’inizio delle Olimpiadi invernali con la cerimonia di apertura che si è svolta ieri a San Siro. Ovviamente l’ho guardata, per cui delle partite di basket di Milano e Bologna non so niente, se non per aver visto di notte le immagini dell’ultimo minuto di Milano che, per le nefandezze allucinanti perpetrate, avrebbe meritato di perdere contro una squadra molto debole che non per niente è ultima in classifica.

Che però due giorni prima aveva battuto Bologna a casa sua. Il che vuol dire che attualmente la Virtus, per le assenze che ha, è di livello del tutto inadeguato per giocare alla pari con chiunque in Eurolega, come dimostrato ampiamente dal risultato della trasferta ateniese. Ho già scritto che il problema vero della squadra è l’incapacità di prendere qualsiasi rimbalzo in difesa. Se poi manca anche Diouf (e Morgan, anche se stranamente non se ne parla) la situazione è abbastanza disperata. Su Paiola sapete che ne penso, ma è innegabile che l’assenza di un vero play, secondo me limitato soprattutto fisicamente, ma anche tecnicamente in alcuni aspetti fondamentali del suo mestiere, ma molto intelligente, disciplinato e soprattutto sempre sul pezzo, sia un’altra grossissima iattura, anche perché Hackett ormai più di tanti minuti in campo non può stare. Ma, ripeto, la cosa decisiva è l’assoluta inadeguatezza fisica del reparto lunghi. Un carro armato come Vautier dovrebbe essere facilmente disinnescato proprio perché è un panzer e basta, ma se anche lui semina morte e terrore e appare immarcabile, allora è veramente buia.

Basta basket. Torno alle Olimpiadi. La cerimonia l’ho guardata sulla televisione slovena, perché volevo sentire un commento non di parte per vedere la reazione che avrebbe suscitato in commentatori non legati alla ovvia esaltazione che le avrebbero dedicato i commentatori dell’emittente di casa che inevitabilmente, per contratto, diciamo così, erano più o meno costretti a esprimere. Ho avuto fortuna, perché hanno affidato il commento al migliore dei telecronisti, e contemporaneamente giornalisti sportivi, che hanno e che è stato coadiuvato dal corrispondente della TV di stato che hanno da moltissimi anni a Roma, che parla perfettamente l’italiano e che è un grande esperto di cose italiane, sia politiche che culturali e sociali. Devo dire che ero molto prevenuto su tutto, perché temevo che avrebbero messo in piedi una cerimonia faraonica grondante retorica e pomposità. E invece il tutto è stato, devo dire, molto bello con momenti molto commoventi e anche divertenti. Bellissimo il filmato di Mattarella che raccoglie in tram il giocattolo della ragazzina e poi saluta il macchinista Valentino Rossi prima di salire le scale dello stadio e poi molto divertente, perché anche autoironico, lo sketch della bravissima ragazza che esprime a gesti (spiegati con opportune didascalie per gli spettatori di tutto il mondo) tipicamente italiani il suo disappunto per il microfono che non funziona. Mi è molto piaciuto anche come si sono presentati tutti i grandi personaggi che si sono esibiti, quasi sotto traccia, senza presentazioni particolari, e dire che ce n’erano, da Bocelli alla Pausini, al fenomenale pianista cinese, a Mariah Carey fino alla breve esortazione che ha fatto quella che (scusate) reputo la più bella donna che in questo momento ci sia al mondo e di cui sono perdutamente innamorato, leggi Charlize Theron. E in più anche i numeri di massa sono stati ad altissimo livello dimostrando che la scuola della Scala, scusate il bisticcio, funziona ancora benissimo. Insomma, sia Milano che Cortina hanno fatto un’ottima figura e ne sono veramente contento. I telecronisti sloveni sono rimasti molto colpiti e hanno promosso la cerimonia a pieni voti.

Un’altra cosa importante e onestamente temeraria perché piena di rischi di tutti i tipi è stata quella di pensare alla sfilata delle squadre fatta in quattro posti diversi in contemporanea. Poteva succedere di tutto, ma in realtà tutto è andato bene, anche se i tempi della sfilata stessa si sono allungati in modo micidiale. Immaginarsi se invece di 95, o quante sono, nazioni partecipanti, alcune con uno o due atleti al massimo, ce ne fossero state 200 o giù di lì come ce ne sono alle Olimpiadi estive. Ora, alle 10 del mattino del giorno dopo, saremmo forse ancora alla lettera “M”. E infatti, come hanno sottolineato i commentatori sloveni, una cerimonia che sarebbe dovuta durare due ore e mezza è durata si è allungata di un’ora intera. Come era anche logico, visto come era strutturata. In questi casi penso sempre che gli organizzatori sapessero bene che mattone stavano offrendo, per cui, per non spaventare i possibili spettatori, li hanno ingannati sulla durata perché non cambiassero canale o rinunciassero del tutto a seguirla.

Anche dal punto di vista politico, con tutto quello che succede al mondo, è andata molto bene. Nel mio pezzo che ho scritto per Meridiano13 ho rimarcato che per fortuna gli eventi politici mondiali arrivano molto attutiti alle Olimpiadi invernali, perché le grandi potenze sono nella massima parte paesi ultra civili (che rivoluzioni o sconquassi politici potete attendervi dalla Scandinavia o dalla Svizzera?) e in più Israele, a parte qualche pattinatore, non è un fattore. Purtroppo attualmente la grande superpotenza mondiale, a causa della massa assurda di persone incompetenti, stupide e razziste che la governa, è vista in modo ben poco amichevole da tutto il resto del mondo. L’Italia si è rivelata molto civile fischiando JD Vance e gli americani in modo sentito sì, ma contenuto, nel limite della contestazione dovuta sì, ma pacifica. Ho sentito inoltre alcune interviste di atleti americani che hanno detto chiaramente di non approvare la politica omicida del regime di Trump e dei delinquenti comuni dell’ICE, ma che pur sempre rappresentano il loro paese e che solo sperano che li facciano gareggiare senza fischiarli troppo. Onestamente lo spero anch’io, perché, per quanto si dica, lo spirito olimpico esiste ancora, come ha detto benissimo nel suo bel discorso la neo-presidentessa del CIO Kirsty Coventry, una che ha vinto molto alle Olimpiadi e che sa benissimo cosa vuol dire farne parte. Anche gli ucraini hanno fatto la loro parte, sfilando normalmente senza problemi, mentre si sussurrava con sgomento che avrebbero probabilmente inscenato una qualche protesta nei confronti dei russi e belorussi che gareggeranno come atleti indipendenti in alcuni sport (per quanto ne so la cosa vale sicuramente per lo sci di fondo: voi sapete di altri sport nei quali gareggeranno?).

Ora la parola va agli atleti. Sto scrivendo queste note poco prima che parta la discesa libera maschile, anche se io attendo ovviamente con trepidazione quanto avverrà stasera nella gara femminile di salti nella quale sarà impegnata la portabandiera slovena Nika Prevc che ieri ha sfilato a Predazzo assieme al fratello Domen, grande favorito in campo maschile, prima coppia di fratelli che fanno da portabandiera alle Olimpiadi non in quanto fratelli, ma come atleti di punta di tutta la spedizione. La frantumazione della sfilata in varie sottosfilate ha però purtroppo sottolineato quanto temevo da tempo, e che cioè l’unico modo in cui le Olimpiadi invernali potranno sopravvivere in questi tempi di riscaldamento globale è la loro trasformazione in una serie di Mondiali in contemporanea slegati fra loro con tutto quel che ne consegue in riferimento allo spirito olimpico che dovrebbe aleggiare dappertutto nello stesso modo per dare il suo vero senso alla manifestazione stessa. Non è una cosa bella, ma è secondo me inevitabile. Queste sono le prime Olimpiadi invernali nelle quali la delocalizzazione delle gare è un punto fermo che si conosceva da sempre, da quando è stata posta la candidatura. Sono molto curioso di vedere se, malgrado tutto, lo spirito olimpico che, ve lo assicuro, esiste ancora, essendo una cosa impalpabile perché dipende da come la partecipazione olimpica viene percepita dagli atleti stessi, si conserverà anche in questa nuova situazione. Le Olimpiadi sono il culmine di tutta una carriera e, soprattutto negli sport meno popolari come quelli invernali, la partecipazione olimpica vuol dire più o meno tutto. E questo si sente, da come gli atleti ci tengano per farne parte (avete presente Federica Brignone qui o Sofia Goggia a Pechino?), fino all’attesa degli appassionati che mai come alle Olimpiadi sentono di fare parte di una famiglia che si estende a tutte le persone benpensanti del mondo e che fa sì che si faccia il tifo sì per i propri atleti, ma sempre in un contesto di estremo rispetto per gli atleti e gli appassionati delle altre nazioni. Tutto questo noi sportivi che abbiamo partecipato in prima persona a qualche Olimpiade, lo sappiamo bene, in barba a tutti gli snob che pensano a cose “alte” e sostanzialmente disprezzano lo sport e l’agonismo per tutte le belle cose che, nel contesto olimpico, esso può offrire. Se questo sentimento si conserverà anche dopo queste Olimpiadi frantumate in tanti sotto-mondiali, questa sarà una delle più belle e confortanti notizie che queste Olimpiadi potranno dare in eredità a tutte le altre che seguiranno.