Un salto alle Olimpiadi
- Scritto da Sergio Tavčar
Informazione di servizio. Grazie innanzitutto per gli auguri ("when I get older, losing my hair..." - e dire che il 2014 mi sembrava un futuro remoto quando mi ricopiai in bella calligrafia i testi di Sgt. Pepper dal retro della copertina del disco che un compagno di scuola mi aveva imprestato e che avevo riversato sul mio Gelosino a nastro – a proposito, c'è forse ancora qualcuno che possiede un registratorino a nastro a 4,75 di velocità?, in quanto nella massa di nastrini che ho ancora a casa c'è da qualche parte anche l'audio della mia primissima telecronaca che mio fratello registrò direttamente dalla TV), ma la ragione principale per la quale mi faccio vivo è per ragguagliarvi su come seguiremo le Olimpiadi in TV. Faremo una striscia di pomeriggio con puntate in prima serata sulle cose del pomeriggio russo (principalmente hockey che in Slovenia seguiranno ovviamente a tappeto partecipandovi anche per la prima volta Kopitar e soci) seguendo con differite le cose del mattino russo che per i nostri orari (verso le 8 del mattino per il fondo e ancora prima per le prime manche dello sci alpino) sarebbe inutile trasmettere in diretta. Io NON seguirò l'hockey che è già da moltissimi anni dominio di Robi Siljan, ma ciò non vuol dire che starò con le mani in mano, anzi. Intanto mio dominio sono le due cerimonie, apertura e chiusura, che ho commentato ininterrottamente (salvo le tre Olimpiadi invernali, '80, '88 e '06, che mi hanno visto inchiodato a letti di ospedale per operazioni complesse, tutte e tre le volte) da Sapporo '72. Seguirò poi il fondo e i salti con questi ultimi che sono (se la Maze dovesse continuare a avere la mente annebbiata) la disciplina nella quale la Slovenia può più giustificatamente sperare in qualche medaglia, soprattutto con il suo Wunderteam a squadre (tre vittorie su tre nelle ultime gare disputate). E infine, udite udite!, su mia precisa richiesta Robi mi ha concesso di fare le telecronache delle due finali di curling. Sono forse impazzito? Probabilmente sì. Però tutto sommato, ripensandoci, malgrado la mia veneranda età sono ancora giovane di spirito, in quanto vorrei ancora provare sensazioni nuove e aggiungere un altro sport alla lunghissima lista di quelli che ho commentato in carriera. E poi vorrei tanto divertirmi facendo una telecronaca di quelle che ho sempre sognato di fare, una specie di svolazzo ironico in punta di penna, prendendo in giro gli spingitori di scogli e i loro ramazzatori senza offendere nessuno, ma facendo capire, sotto una patina di forzata seriosità, che in effetti trattasi di boiata pazzesca. Sarà per me uno stimolo straordinario, in piena linea con il mio carattere. Spero proprio di riuscire bene. Se qualcuno vorrà seguirmi e poi mi dicesse cosa ne ha pensato mi farebbe un grande piacere.
Un'altra cosa per finire (come vedete non parlo di basket – se ne riparlerà a Olimpiadi finite). Visto che sarò a Capodistria praticamente tutto il giorno per due settimane penso che avrò il tempo di scrivere una specie di diario degli eventi olimpici, non a cadenza quotidiana, ma quando ci sarà qualcosa di interessante da dire e discutere. Tipo gli ultimi Europei di basket, ma senza stringenti impegni. Che ne pensate?
Le 3 leggi della telecronistica
- Scritto da Sergio Tavčar
Ullalà! Ho visto con raccapriccio che non scrivo nulla da un mese. Come passa il tempo! Spero che continuiate a insistere e guardare ogni tanto il sito, se no sono spacciato. A mia scusante, stavolta ben più che parziale, devo subito dire che, ahimè, sono praticamente tagliato fuori dal basket in TV. Purtroppo l'Eurolega la trasmettono su Foxsports2 che, per uno strano caso, sarà perché devo avere la parabola un tantino scentrata, vedo un giorno si e una settimana no. Sono riuscito solo a vedere il massacro dell'Olympiacos a Milano. Dico solo che in quella partita Milano mi è piaciuta tantissimo perché finalmente si sono capite le gerarchie di gruppo, chi deve fare cosa, quale è la prima opzione in attacco, quali sono i cardini sui quali si regge la difesa, insomma una squadra con un capo e una coda, contrariamente allo scorso anno. Forse perché hanno finalmente un play e un pivot, cioè uno attorno a cui ruota la squadra, ovviamente Hackett, che come nelle squadre che si rispettino non ha il precipuo compito di fare anche punti, o meglio deve farli nei momenti giusti, perché questo compito spetta ovviamente al miglior attaccante di tutti, cioè Langford, con gli altri che completano il gioco mettendosi al momento giusto nei posti giusti (saranno queste le mitiche spaziature?) e finalmente con uno sotto canestro che fa il lavoro sporco in difesa e che è sempre presente in attacco per i rimbalzi e in genere per rompere le scatole ai lunghi altrui o, come si dice, per sporcare da subito il gioco agli avversari mettendoli fuori ritmo (vedete come so anche parlare moderno? - non lo farò più, state tranquilli, era solo per far vedere che non sono poi 'sto fossile). In definitiva, riprendendo un concetto a me caro, ognuno fa le cose che sa fare meglio, il che è, lo ripeterò fino allo svenimento, il segreto ultimo per far giocare bene una squadra. Sull'Olympiacos sospendo ogni giudizio. Una partita, giocata fra l'altro, mi sembra, in un momento della stagione difficile per loro, non può essere un affidabile metro di paragone. Certo è che, a vederli così, i dubbi che possano andare lontano sono grossi. Un solo giocatore, per quanto favoloso, non può bastare. La ragione è semplice: e se si fa la bua? O altrettanto semplicemente, cala di forma? Gli altri, ingigantiti dal loro leader, sono e rimarranno sempre bravissimi comprimari (sì, lo dico, anche a costo di essere sbertucciato fino al midollo, penso a Printezis, Sloukas e Perperoglou) che, se il loro leader non funziona, gli si spegne la luce. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")
Due sport e tre auguri diversi
- Scritto da Sergio Tavčar
Per fortuna che siamo sotto Natale, perché almeno così sono le circostanze a costringermi a scrivere qualcosa. Nel senso che a tutti voi che seguite il mio blog e soprattutto alla ristretta cerchia di appassionati (e, posso dirlo?, amici) che si è ormai cristallizzata e che con tanta passione discute sui temi via via proposti, devo per forza (non capitemi male, la forza risiede nello smuovere la mia granitica pigrizia, e deve essere molta per farlo, per il resto, una volta iniziato, è un enorme piacere) devo naturalmente augurare un buon Natale, un felice anno nuovo e, già che ci siamo, come diceva mio papà, anche buona Pasqua, così ci liberiamo degli auguri per tutto l'anno.
Vorrei lanciare un'idea, nel senso che mi piacerebbe molto fare una sconvenscion vera invernale per andare finalmente a visitare una delle cantine più importanti dei bravissimi produttori di vino del Carso triestino e passare così una serata di altissimo livello. Se c'è gente che gradisce l'idea, si faccia viva. (In gennaio dovrebbe venire a Trieste in veste di Console Kića, pardon, il Console Generale della Repubblica di Serbia a Trieste sg. Dragan Kićanović, e fare una serata assieme a lui e Boša sarebbe per me il massimo della vita, l'apice assoluto di tutto quello per cui conviene vivere e farlo magari in un giro di amici sarebbe ancora più esaltante – ma non voglio sognare troppo a occhi aperti né magari far venire appetiti irrealizzabili). (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")
Sudoku sulla luna
- Scritto da Sergio Tavčar
A volte mi monto la testa e mi sembra di essere quasi un po' profetico nelle cose che scrivo. Parlo della cultura sportiva in Italia e di come la feccia del Paese si concentri, e la cosa sembra fatta apposta in quanto sta un po' bene a tutti, nelle varie associazioni di ultras di calcio e, tac, arriva l'inaudita vicenda di Salernitana-Nocerina. Che dimostra ancora una volta come, nel male, la realtà superi di gran lunga qualsiasi pessimistica previsione. Onestamente mi è sembrato di sognare, o meglio, di avere un incubo. Non potevo credere che persone all'apparenza come tutti noi, tipo il sindaco di Nocera, potessero dire cose talmente fuori dal mondo da apparire quasi metafisiche. Ottenendo anche che lo ascoltassero. E, mi sembra di capire, anche per le genti di quei posti quanto successo viene quasi derubricato nella categoria delle curiosità magari facendo un paio di grasse risate sulla incredibile pantomima messa in piedi dai giocatori, nella più' perfetta scia della secolare tradizione, non per niente nata in Italia, della Commedia dell'arte, per fare in modo che la partita venisse sospesa. In effetti cosa hanno fatto i nostri tifosi tanto di male? Bisogna capirli, poverini, non è stato loro concesso di andare a fare il tifo (corretto, per carità!) per la loro squadra in trasferta. Non si può giustificarli, ma capirli sì. Ma ci si rende conto di cosa si sta parlando? Si sta parlando di una partita di calcio di terza serie, dunque roba molto seria, che viene direttamente decisa da cause esterne di tipo doloso. Mi scuserete se la cosa sa un tantino di puzza sotto il naso (discriminazione territoriale?) da polentone, ma non credo di essere lontano dalla verità se affermo che da quelle parti una qualsiasi minaccia deve essere presa maledettamente sul serio. Per cui, cosa fare? Piangere. Oppure prendere il coraggio a 16 mani e cancellare il campionato o in subordine, se proprio si vuole essere teneri, radiare la Nocerina tout court da tutti i campionati. Dopo aver ovviamente gettato in galera tutti i ceffi che hanno minacciato la squadra e aver buttato via la chiave. Lo si farà? Certamente no. Per cui per quanto mi riguarda la cosa non mi interessa più. Alzo le mani e mi arrendo. Non parlerò più di cultura sportiva né di come dovrebbe essere vissuto lo sport. Ho cose più importanti da fare, tipo qualche sudoku difficile o andare a giocare a bridge. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")
Che passi l'angoscia
- Scritto da Sergio Tavčar
Vorrei solo, prima di finirla (per ora?) con la storia della cultura sportiva, mettere un paio di puntini finali (almeno per quanto mi riguarda) sulle "i". Non vorrei che la gente pensasse che propugno un modo di vivere lo sport ascetico di tipo zen senza palesare emozioni e cose del genere. Anzi, chi mi conosce sa che non mi piace assolutamente perdere in niente, per cui proprio non riesco a concepire un'attività che, se già intrapresa, non si ponga il fine ultimo di dare il massimo. Anche per vedere quali sono i propri limiti e se si può superarli il che è, penso, il fine ultimo dello sport quale scuola di vita. Per cui la ferocia agonistica è una cosa che mi sembra assolutamente normale. Se non ho da essere feroce, perché non sto piuttosto a casa a fare sudoku? La cosa che io intendo quale cultura sportiva è il rendersi conto del quadro nel quale la nostra attività si svolge, nel senso che è sempre un gioco e che da esso non dipende il nostro destino, ma soprattutto di praticare lo sport secondo i canoni del fairplay, il che vuol dire che combatto con tutte le mie forze lealmente, senza sotterfugi di alcun genere, e che alla fine sono pronto a ammettere che, se perdo, è semplicemente perché l'avversario è stato più bravo. Fermo restando che mi brucia enormemente e le tenterò tutte (oneste e regolari!) la prossima volta per batterlo.
Questo sarebbe un blog nel quale si parla di basket. Si, ma di che basket posso parlare se non riesco a vederlo? Proprio oggi ha chiuso Sportitalia, per cui mi sembra che se voglio vedere un po' di basket in TV (purtroppo sono di una generazione che prova un dolore quasi fisico a guardare qualsiasi tipo di filmato, immaginarsi una cosa in streaming, sul computer) devo indovinare qualche partita delle squadre italiane in Eurolega su Sky, e ovviamente giocano quando sono normalmente impegnato con il mio amato bridge, per cui finora ho visto pochissimo, oppure guardare la partita serale della domenica su Raisport. Se ci sono altre possibilità umane (in TV, ripeto!) per favore ditemelo. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto").
Sport sano in mente sana
- Scritto da Sergio Tavčar
Vorrei dire qualcosa a commento delle vostre considerazioni sull'aggressività che si scarica nello sport. Secondo me il tema è di importanza fondamentale per definire il concetto di cultura sportiva, per cui spero che mi perdonerete se insisto. Dopo parlerò e scriverò solo di basket. Prometto.
A bomba. Tutti noi abbiamo la nostra carica di aggressività, alimentata anche dal fatto che viviamo appiccicati l'uno all'altro nella nostra civiltà urbana. Chi vive negli spazi aperti e ha tutta la libertà che desidera normalmente non è aggressivo. Non sono un sociologo né un etologo, ma penso che ci siano fior di trattati e esperimenti che dimostrano come qualsiasi comunità animale, costretta a vivere a contatto più stretto di quanto la loro natura richiederebbe, sviluppa un tasso di aggressività molto maggiore del normale. Questo fatto mi sembra acquisito. Se poi qualcuno di voi più studiato ne tira fuori qualcuno a supporto di questa tesi gliene sarei molto grato. Questa aggressività in qualche modo bisogna sfogarla. Ottimo.
Ma di grazia, perché proprio nello sport? Ecco il nocciolo di quello che io intendo come cultura sportiva. Io dico semplicemente che nei Paesi di grande cultura sportiva lo sport è l'ultimo posto dove la gente pensa di scaricare la propria aggressività. O meglio lo fa, ma nel modo che lo sport prevede, lottando accanitamente in campo, sempre secondo le regole del gioco e del fairplay, scaricando le proprie energie fisiche compresse nella vita quotidiana magari di ufficio o di sportello, ma lo fa in modo direi quasi sublimato. Per non parlare di chi va a guardare lo sport. Qui ci viene ad esempio proprio l'America, Paese di cultura anglosassone e dunque di straordinaria cultura sportiva, che nella storia ci ha propinato una serie infinita di film a soggetto sportivo, moltissimi dei quali anche di grandissimo livello, che per la maggior parte raccontano in modo romanzato storie vere. Ebbene sfido tutti voi a trovarmi uno di questi film nel quale il soggetto sia la violenza degli spettatori. Ci sono sì anche lì madri e padri frustrati e bercianti, le storie vertono normalmente sull'insano desiderio dei genitori affinché i figli riescano a imporsi, ci sono perciò battibecchi in tribuna, ma sono visti come reazioni malsane di singoli o al massimo di piccoli gruppetti. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")
Non di solo basket
- Scritto da Sergio Tavcar
Sono molto, ma veramente molto, contento che abbiate apprezzato l'ultimo mio contributo, in quanto avevo paura che, non parlando di basket, il responso sarebbe stato tiepido, eventualmente condito da un po' di formale cortesia. Non solo, ma la discussione che avete messo in piedi è stata veramente di livello inatteso (lo posso dire?) e mi ha veramente reso fiero che a leggermi sia gente dotata della dote unica che secondo me ci rende diversi dagli animali, e cioè la curiosità intellettuale. Pensate infatti un po', facendo una riflessione di tipo estremo (di quelle che piacciono a me, perché, prima di dilungarsi in dettagli e distinguo, sempre necessari, ma secondari, si riesce con questi tipi di ragionamenti ad arrivare al vero nocciolo della questione), dove vivremmo ancora se qualche scimmia evoluta nel passato non avesse un giorno deciso di tentare di capire cosa avveniva attorno a lei e in un secondo tempo non avesse osservato che, piantando un seme in terra, ne usciva una pianta che magari poteva essere sfruttata per mangiarla. Per tornare con i piedi per terra dirò prima di tutto che, come sempre, il nostro scoiattolo della rete (sarà la versione digitale di topo di biblioteca?) Andrea ha centrato in pieno i libri che vi avevo consigliato, compreso quello sulla Bosnia per il quale lo avevo anche involontariamente depistato offrendogli un indizio fallace. Risparmiandomi il lavoro che avrei dovuto fare io per rovistare nella mia pila di libri. Grazie! (Per continuare a leggere clicca sotto su leggi tutto)
Pagina 42 di 67